Amazon Prime Video ha deciso di rispolverare i grandi classici e ha sganciato il suo nuovo melodramma generazionale: La casa degli spiriti, adattamento in formato serie tv dell’omonimo romanzo d’esordio di Isabel Allende datato 1982. Per chiunque sia cresciuto negli anni ‘90, questo titolo evoca sicuramente il ricordo del film del 1993 in cui Meryl Streep, Jeremy Irons, Winona Ryder, Glenn Close e Antonio Banderas cercavano faticosamente di sembrare imparentati e vagamente cileni. Il risultato dell’epoca fu un polpettone cinematografico che trasformò il realismo in una fiera del parrucchino e dei sospiri in costume. Adesso, ben 33 anni dopo, i piani alti di Amazon hanno pensato che fosse giunto il momento di riparare al danno, spacchettando la saga familiare dei Trueba in una miniserie in 8 episodi. Questa volta l’operazione ha radici ben più filologiche: la lingua originale è lo spagnolo, la produzione vanta il supporto della cilena Fabula e le riprese si sono svolte proprio in Sudamerica. Ma togliamoci subito il dente: questa nuova serie riesce a farci tremare le ginocchia per la commozione o si limita a farci sbadigliare davanti a un catalogo di costumi d’epoca e tavolini che fluttuano da soli? Noi di serietvdavedere.com vi consigliamo di mettervi comodi, accendete un incenso per scacciare le bad vibes e analizzare insieme questa bizzarra epopea fatta di tavole spiritiche, paranoie e scioperi dei minatori. Diamo uno sguardo ravvicinato alla trama, al cast e ai personaggi de La casa degli spiriti.

La casa degli spiriti: la trama

Se non avete mai letto il libro o se le vostre reminiscenze scolastiche sono ormai sbiadite, la trama de La casa degli spiriti può essere riassunta come una versione sotto steroidi e decisamente più mistica di una qualsiasi soap opera pomeridiana. Ma non una soap qualunque: una nobilitata da una buona dose di coscienza politica e catastrofi naturali. La storia si dipana lungo ben mezzo secolo di sfighe assortite all’interno di un imprecisato e ferocemente conservatore paese del Sudamerica. Un paese che chiunque abbia aperto un sussidiario riconoscerà all’istante come il Cile, anche se l’autrice preferisce mantenere quel velo di universalità che fa tanto letteratura d’impegno.

Al centro di tutto c’è la transizione biologica e spirituale di tre generazioni di donne resilienti e rivoluzionarie: Clara la nonna, Blanca la figlia e Alba la nipote. Ma andiamo con ordine, perché il motore – e decisamente molesto – di tutta la baracca è Esteban Trueba. Esteban inizia la sua parabola come un giovanotto squattrinato e ambizioso, innamorato di Rosa del Valle, una ragazza dai capelli verdi che sembra uscita da un anime giapponese. Peccato che Rosa venga accidentalmente avvelenata da una dose di arsenico destinata al padre politico. Una tragedia che spinge il buon Esteban a fuggire in campagna, a rimboccarsi le maniche e a trasformare una tenuta fatiscente chiamata “Tre Marie” in un impero agricolo, dispensando nel mentre sprangate ai contadini e sottomettendo chiunque osi guardarlo negli occhi.

Siccome la solitudine è una cattiva consigliera e lo status sociale richiede una moglie di buona famiglia, Esteban decide che è giunto il momento di accasarsi. E chi sceglie? Clara, la sorellina minore della sua defunta fidanzata. Clara non è esattamente la tipica fanciulla da dare in sposa a un latifondista: non parla da anni (avendo predetto la morte della sorella, ha preferito chiudersi nel mutismo per evitare altri spoiler funesti), suona il pianoforte senza aprire il coperchio, prevede i terremoti e intrattiene conversazioni quotidiane con gli spettri. Nonostante questo curriculum non proprio convenzionale, Esteban la sposa, dando ufficialmente inizio a un matrimonio che è un costante scontro frontale tra la brutalità materiale dell’uomo e l’eterea spiritualità della donna.

Dall’unione – se così vogliamo chiamarla – nasce la figlia Blanca. Crescendo in mezzo a tavoli che ballano da soli e stanze piene di zii inventori, Blanca commette un errore imperdonabile per la sua classe sociale: si innamora di Pedro Tercero, il figlio del capo dei contadini delle “Tre Marie”. Pedro non è solo un bravo ragazzo con la chitarra, è un agitatore sindacale che canta canzoni e progetta la rivoluzione contadina. Inutile dire che Esteban Trueba, che nel frattempo è diventato uno spocchioso senatore conservatore, non la prende benissimo. Tra minacce di castrazione, pestaggi e matrimoni combinati forzati, la love story clandestina prosegue imperterrita sullo sfondo di un Paese che sta scivolando lentamente ma inesorabilmente verso la guerra civile.

Arriviamo alla terza generazione con Alba, il frutto dell’amore proibito tra Blanca e Pedro. Alba cresce nella sontuosa “casa dell’angolo”, una dimora che Clara ha espanso a dismisura inserendo scale che non portano da nessuna parte e stanze labirintiche per ospitare artisti, poeti e senzatetto. Alba eredita la forza delle sue antenate ma decide di canalizzarla direttamente nella militanza politica universitaria. Il dramma esplode quando la sinistra vince le elezioni, scatenando il panico tra i borghesi capeggiati dal nonno Esteban. Il successivo è violento colpo di stato militare distrugge l’illusione di democrazia del paese e trascina la famiglia Trueba in un vortice di persecuzioni, torture e vendette. Sarà proprio Alba, ormai prigioniera del regime, a dover trovare in vecchi quaderni di appunti di sua nonna la forza per sopravvivere e ricostruire il puzzle della sua famiglia.

La casa degli spiriti: il cast e i personaggi

 

Se c’è un aspetto in cui la produzione Amazon MGM Studios ha investito fino all’ultimo centesimo del proprio budget, è sicuramente il cast. Mettere in piedi una saga che richiede ai protagonisti di invecchiare di 50 anni senza sembrare dei figuranti del carnevale di Venezia è una sfida ardua per chiunque. Per fortuna il cast assemblato per l’occasione si dimostra solido, anche se costretto a muoversi sui binari di una sceneggiatura che confonde l’intensità drammatica con l’intensità dello sguardo fisso nel vuoto.

  • Esteban Trueba (interpretato da Alfonso Herrera): l’ex rubacuori dei Rebelde e già apprezzato in Sense8 e Ozark si sobbarca il ruolo più ingrato della serie. Herrera deve interpretare un uomo che è, a tutti gli effetti, un mostro patriarcale: violento, possessivo, classista e reazionario. L’attore riesce comunque a infondere a questo tiranno domestico una strana vulnerabilità, specialmente nelle scene in cui si rende conto che né i suoi soldi né la sua foga politica possono comprare l’amore o il rispetto di sua moglie Clara. Vederlo invecchiare episodio dopo episodio, mentre il suo mondo crolla sotto i colpi della storia, è uno dei piaceri più sadici e riusciti dello show.
  • Clara del Valle (interpretata da Nicole Wallace e Dolores Fonzi): Il ruolo della chiaroveggente della famiglia è stato sdoppiato per coprire le diverse fasi cronologiche. Nei panni della Clara giovane troviamo Nicole Wallace, idolo dei teenager grazie al fenomeno Colpa mia. La Wallace se la cava egregiamente nel trasmettere beata incoscienza e inquietante distacco, tipico di chi preferisce guardare le auree delle persone piuttosto che ascoltare i loro discorsi noiosi. La versione adulta ed esoterica è invece affidata alla splendida Dolores Fonzi, che conferisce al personaggio autorevolezza silenziosa, essenziale per tenere testa alle sfuriate del marito senza muovere neanche un muscolo facciale.
  • Blanca Trueba (interpretata da Sara Becker e Fernanda Urrejola): è la figlia ribelle che ha il volto di Sara Becker (nella giovinezza) e di Fernanda Urrejola (negli anni della maturità). Forse Blanca è il personaggio più tragico: schiacciata dall’amore per un uomo che suo padre odia a morte, trascorre la vita a subire le conseguenze delle decisioni altrui, trovando però il riscatto nell’arte e nella protezione della figlia Alba. Le attrici interpretano il ruolo con una passionalità trattenuta che esplode in rari momenti di intimità familiare.
  • Alba (interpretata da Rochi Hernández): la nipote, elemento di congiunzione finale e voce narrante ideale della ricostruzione storica. La Hernández recita con i nervi scoperti, specialmente nella seconda metà della serie, quando lo show abbandona le atmosfere sognanti del realismo magico per addentrarsi nei territori cupi e brutali del thriller politico e della detenzione sotto la dittatura militare.
  • Férula Trueba (interpretata da Fernanda Castillo): menzione d’onore per la sorella di Esteban. Férula è un personaggio fantastico: una donna incattivita dalla bigotteria e da una vita passata ad accudire una madre malata, che trova una bizzarra, ossessiva e ambiguamente platonica ancora di salvezza nell’amicizia con la cognata Clara. La Castillo ruba la scena in ogni singola inquadratura, oscillando tra il fervore religioso e la gelosia più cieca, prima di essere cacciata di casa dal fratello in una delle sequenze più tese della stagione.
  • Pedro Tercero García (interpretato da Nicolás Contreras e Pablo Macaya): Il rivoluzionario con la chitarra. Un personaggio che sulla carta rischiava di essere il classico stereotipo del “bello, povero e comunista”, ma che gli interpreti riescono a rendere tridimensionale grazie a un carisma e a una chimica eccellente con le rispettive controparti femminili.

Insomma, dal punto di vista recitativo questa serie tv non ha nulla da invidiare alle grandi produzioni hollywoodiane. La casa degli spiriti dimostra che lo streaming in lingua spagnola ha ormai raggiunto standard qualitativi molto alti.

La casa degli spiriti: magia o sbadigli?

Arrivati alla fine di questa maratona in 8 episodi, la seguente domanda potrebbe sorgere spontanea: La casa degli spiriti di Prime Video è una serie che vale la pena guardare? La risposta, come direbbe la nonna Clara guardando i fondi del caffè, è sospesa nel mezzo. I registi e gli sceneggiatori hanno confezionato un prodotto sontuoso, elegante e supportato da una ricostruzione storica impeccabile. I paesaggi cileni sono suggestivi, la fotografia è calda e avvolgente nelle scene rurali e diventa gelida e claustrofobica durante il golpe militare. Il problema principale risiede in una certa “prudenza” di fondo.

Nel tentativo di essere estremamente rispettosi del materiale originale e di accontentare i fan storici del libro, gli autori hanno ripulito la narrazione da quelle spigolosità e da quella sana follia anarchica che rendevano unico il romanzo dell’autrice Allende. Il realismo, che sulla pagina scritta scorreva in modo fluido, qui rischia di apparire come una serie di trucchi di prestigio inseriti qua e là per ricordarci il titolo dello show. Quando il personaggio di Clara fa volare un salino a tavola, l’effetto non è tanto di stupore mistico, quanto di: “Ah, giusto, lei è quella strana”.

La serie dà il meglio di sé quando abbandona i fantasmi e si concentra sul dramma umano e politico, sulle dinamiche di potere interne alla famiglia e sulla tragica ironia di Esteban, che contribuisce a creare il regime militare che finirà per distruggere tutto ciò che ama. Se vi piacciono i melodrammi storici ben recitati, perfetti da guardare sul divano durante i fine settimana, allora La casa degli spiriti vi regalerà bei momenti di intrattenimento e qualche lacrimuccia.

Se invece speravate in una serie rivoluzionaria in grado di scardinare le regole del racconto televisivo, allora potreste trovare il ritmo un tantino compassato e la narrazione un po’ troppo accademica. In ogni caso l’operazione può dirsi riuscita: La casa degli spiriti ha cancellato il ricordo del film del ’93 e ha dimostrato che le grandi saghe letterarie sudamericane meritano una chance.

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